Pennello in mano, vino in un bicchiere e tanta voglia di sperimentare. Non serve altro ad Elisabetta Rogai per tradurre su tela donne, bambini, animali, le creature che popolano i suoi dipinti. – Così il quotidiano di Verona L’Arena, nella sua versione online, racconta di una delle tante attrazioni andate in scena nella città scaligera nella giornata inaugurale di Vinitaly 2026, – L’artista toscana ha dato dimostrazione della sua arte usando al posto dei colori i liquori Amaral ed Euforja, prodotti nel Sannio, performance live nell’ambito dell’incontro ‘Racconti diVini’ con una tecnica brevettata dall’artista toscana che permette al colore di non sbiadire oltre una certa soglia, ma di cambiare come fa un buon vino
E proprio l’Aglianico DOCG e la Falanghina DOC sono alla base degli amari portati sulla tela “wine-made” dell’artista di fama internazionale, ideatrice della tecnica pittorica dell’EnoArte. Al posto dei colori, dunque, gli amari sanniti Amaral (a base di Aglianico DOCG) ed Euforja (a base di Falanghina DOC) prodotti dall’imprenditrice Sandra Lonardo.
Quadri vivi, che invecchiano nel tempo
La pittura con il vino della Rogai arriva nel 2011 e l’EnoArte è un successo. La tecnica di dipingere usando il vino, oppurtunamente trattato in laboratorio con una tecnica studiata con il Prof Bianchini dell’Università di Firenze, permette infatti ai quadri di invecchiare seguendo l’evoluzione del prodotto regalando opere “vive” che si modificano nel tempo.
Una tecnica brevettata da Rogai che permette al colore di non sbiadire oltre una certa soglia, ma di cambiare come fa un buon vino. I quadri wine-made sono fatti su tele di canvas con vini rossi a cui non vengono aggiunti né additivi né fissanti. Così sulla tela rimane il vino, con il suo racconto, il suo percorso di invecchiamento, le sue sfumature e il suo profumo.

