Formia, Daniele Sepe guida i giovani talenti della Call for Artist 2026: “I Viaggi di Odisseo” conquista il pubblico del Jazzflirt Festival

Ci sono concerti che si ascoltano e concerti che raccontano una storia. “I Viaggi di Odisseo”, andato in scena, venerdì sera 24 luglio, nell’Area Archeologica di Caposele per il XXII Jazzflirt Festival, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Non tanto per il tema scelto, quanto per il modo in cui è stato costruito: un laboratorio creativo diventato spettacolo, una residenza artistica trasformata in un concerto vero. Per una sera il sito archeologico di Formia non è stato soltanto la cornice dell’evento. È entrato a far parte del racconto, offrendo uno scenario che dialogava con il viaggio di Ulisse e con una musica capace di muoversi con disinvoltura tra jazz, rap, sonorità popolari e improvvisazione.

Il valore di un’idea

La forza del progetto nasce molto prima dell’accensione delle luci sul palco. “I Viaggi di Odisseo” è infatti il risultato della JazzFlirt Call for Artists 2026, il bando promosso dall’associazione JazzFlirt Musica & Altri Amori e rivolto a giovani musicisti tra i diciotto e i trentacinque anni provenienti da tutta Italia. Otto i profili selezionati, chiamati a partecipare a una residenza artistica svoltasi a Formia dal 21 al 24 luglio. Pochi giorni di lavoro intenso, durante i quali i partecipanti hanno costruito insieme un’opera originale ideata appositamente da Daniele Sepe. Un percorso formativo prima ancora che artistico, culminato nel concerto conclusivo del festival. Sapere da dove nasce questo spettacolo aiuta a comprenderne il valore. Sul palco non c’era un gruppo che lavora insieme da anni, ma musicisti arrivati da esperienze diverse, chiamati a condividere in tempi brevissimi un linguaggio comune.

La firma di Daniele Sepe

È qui che emerge il ruolo di Daniele Sepe.Il musicista napoletano non si limita a dirigere un progetto. Lo costruisce insieme agli altri. Durante tutto il concerto si ha la sensazione che il suo obiettivo non sia quello di mettere in mostra sé stesso, ma di creare le condizioni perché ogni componente dell’ensemble trovi il proprio spazio. È una differenza sostanziale. La qualità di un maestro non si misura soltanto da ciò che sa fare personalmente, ma anche dalla capacità di trasmettere metodo, fiducia e libertà espressiva. “I Viaggi di Odisseo” restituisce proprio questa impressione. Non sorprende, allora, che lo stesso Sepe abbia definito quella di Caposele una delle migliori performance della sua carriera. Un’affermazione che acquista ancora più peso se si considera il tempo limitato a disposizione per preparare lo spettacolo.

Un ensemble che convince

L’affiatamento raggiunto dal gruppo è probabilmente il risultato più evidente dell’intero progetto. Viviana Novembre, Sofia Tempesta e Giulia Vitiello hanno dato voce ai diversi momenti del racconto con interpretazioni personali e ben calibrate. Domenico Stragapede alla batteria, Riccardo Mercurio alle percussioni e Gaetano Mazzaro al basso elettrico hanno costruito una base ritmica sempre solida, mentre Christian Ciciriello al sassofono e Davide Trentini alla chitarra hanno contribuito a dare colore e dinamismo alla narrazione musicale. A completare l’ensemble sono intervenuti Andrea Tartaglia, che ha collaborato anche alla scrittura dei testi, e i giovani musicisti formiani Marco Baloo, Domenico Vellucci e Paolo Zamuner, il cui inserimento ha arricchito ulteriormente una formazione già capace di esprimere una notevole coesione.

Un racconto musicale che funziona

La rilettura del viaggio di Ulisse evita qualsiasi impostazione didascalica. Il mito diventa uno spunto per costruire un percorso musicale contemporaneo, dove i generi si contaminano senza perdere identità e ogni linguaggio contribuisce a raccontare una parte della storia. Lo spettacolo alterna momenti di leggerezza ad altri più intensi, senza mai dare l’impressione di voler stupire a tutti i costi. Tutto appare coerente con l’idea iniziale e con il percorso sviluppato durante la residenza artistica.

Una platea troppo prudente

Se un piccolo rammarico resta, riguarda la risposta del pubblico. Davanti a una proposta così dinamica e coinvolgente sarebbe stato naturale aspettarsi una partecipazione ancora più calorosa. Gli applausi non sono mancati, ma in diversi momenti si è avvertita una certa timidezza da parte della platea, che non sempre ha restituito agli artisti l’energia che arrivava dal palco. Una nota marginale, certo, che non toglie nulla alla qualità della serata, ma che avrebbe potuto renderla ancora più coinvolgente.

Il significato di questa esperienza

“I Viaggi di Odisseo” lascia in eredità qualcosa che va oltre il ricordo di un concerto ben riuscito. Dimostra che investire sulla formazione, creare occasioni di incontro tra giovani musicisti e artisti affermati e trasformare una residenza artistica in una produzione originale è una strada concreta per fare cultura. Alla fine della serata rimane soprattutto questa immagine: un maestro che sceglie di condividere il proprio sapere, un gruppo di giovani che raccoglie la sfida e un progetto che, nato da un bando nazionale, trova sul palco la sua espressione più convincente. È forse questa la vera forza del Jazzflirt Festival: riuscire a trasformare un’opportunità formativa in uno spettacolo capace di coinvolgere, divertire e lasciare il segno.

Ma una nuova sfida nasce quando una è stata appena vinta, perchè adesso potrebbe venire il bello se questo bellissimo progetto musicale riuscisse ad avere gambe per camminare anche su altri lidi e su meritati palcoscenici diversi da quello d’esordio a Formia