Parlare di prodotti a Denominazione d’Origine Protetta (DOP) e Indicazione Geografica Protetta (IGP) in Campania non significa solo celebrare la gastronomia, ma analizzare uno dei pilastri più solidi e dinamici dell’economia regionale. Quello che definiamo “DOP economy” è un sistema che intreccia indissolubilmente il rispetto per la tradizione artigianale con la capacità di competere sui mercati globali, trasformando l’identità territoriale in valore economico misurabile.
Un settore da quasi un miliardo di euro
I numeri più recenti descrivono un comparto in salute e in costante espansione. Nel 2024, la DOP economy in Campania ha raggiunto un valore alla produzione di circa 945 milioni di euro, segnando una crescita del +3,1% rispetto all’anno precedente 2. Questo incremento non è un evento isolato, ma parte di un trend positivo che ha visto il valore salire dagli 896 milioni del 2022 ai 921 milioni del 2023.
Se analizziamo la composizione di questo valore, emerge chiaramente il peso del settore alimentare, che da solo genera 846 milioni di euro, mentre il comparto vinicolo contribuisce con 99 milioni. Questo dato evidenzia come il “cibo certificato” sia il vero cuore pulsante delle eccellenze campane.
Il primato della Campania nel contesto nazionale
La Campania ricopre un ruolo di assoluta leadership nel Mezzogiorno: è infatti la prima regione del Sud Italia per impatto economico delle indicazioni geografiche. A livello nazionale, si posiziona all’ottavo posto assoluto, ma raggiunge un prestigioso terzo posto se si considera esclusivamente il settore alimentare DOP/IGP.
Con 59 filiere attive sul territorio, la regione contribuisce in modo significativo alla crescita della DOP economy italiana, che nel 2024 ha toccato i 20,7 miliardi di euro. La performance campana è perfettamente in linea con la vitalità del Sud e delle Isole, che nel complesso crescono del +3,4%.
I campioni del territorio: Mozzarella di Bufala Campana e Pasta di Gragnano
Il successo economico della regione è trainato da alcuni “giganti” che godono di un riconoscimento internazionale straordinario:
• Mozzarella di Bufala Campana DOP: con un valore alla produzione di circa 529 milioni di euro, si conferma tra i primi 15 prodotti DOP/IGP a livello nazionale per impatto economico.
• Pasta di Gragnano IGP: un altro pilastro fondamentale che genera circa 303 milioni di euro.
Questi due prodotti da soli rappresentano la stragrande maggioranza del valore regionale, agendo come veri e propri ambasciatori del “Brand Campania” nel mondo.
Oltre il profitto, l’identità
La crescita costante della DOP economy testimonia la capacità delle imprese campane di valorizzare le proprie radici. Non si tratta solo di produrre beni, ma di custodire un territorio e le sue competenze uniche. Per il sistema economico regionale, le certificazioni DOP e IGP rappresentano una garanzia di resilienza: proteggono i produttori dalle fluttuazioni dei mercati generici e assicurano ai consumatori una qualità superiore, mantenendo viva la ricchezza di una regione che ha fatto dell’eccellenza la sua bandiera.

L’autore
Nicola Matarazzo, Laurea Magistrale in Economia presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, project manager e consulente di direzione, coach e formatore. Ha maturato competenze in economia e legislazione del settore agroalimentare, redatto disciplinari di produzione a DO e IG, iscritto nell’ Elenco dei Tecnici e Esperti degustatori dei vini a Denominazione di Origine della Campania. Docente del Master of Food di Slow Food Italia, sommelier professionista e relatore in analisi sensoriale, enografia e legislazione vitivinicola presso l’Associazione Italiana Sommelier, sono stato responsabile regionale della Didattica e delle strategie di comunicazione ed editoriali presso l’Associazione Sommelier Campania, è stato anche responsabile regionale dei Mercati della Terra presso Slow Food Campania. Consulente in strategie di direzione per enti, imprese e consorzi di tutela (Sannio Consorzio Tutela Vini di Benevento, Vesuvio Consorzio Tutela Vini di Napoli, Consorzio Tutela Vini di Caserta) è uno dei venti componenti del gruppo tecnico dei direttori presso FEDERDOC

