Ci sono paesi che conservano la musica nei ricordi. E ce ne sono altri che continuano a viverla ogni giorno, come una lingua tramandata di generazione in generazione. Molinara appartiene a questa seconda categoria. Nel silenzio delle colline del Fortore, dove la pietra delle case racconta secoli di storia e i vicoli sembrano custodire il tempo, la tradizione bandistica ha lasciato un segno così profondo da diventare parte dell’identità collettiva. È da questa storia che nasce il Molinara Music Festival, una manifestazione giovane nell’età ma già matura nelle intenzioni. Dopo il successo dell’esordio, il festival torna il 12 e 13 agosto con una seconda edizione più ricca, più diffusa e più ambiziosa, trasformando il centro storico in un palcoscenico a cielo aperto dove ogni piazzetta, ogni scorcio e ogni vicolo diventano luoghi d’incontro tra artisti, residenti e visitatori. Non è soltanto una rassegna musicale. È un invito a conoscere Molinara attraverso ciò che la rappresenta meglio: la sua cultura, la sua storia e quella naturale vocazione alla musica che le è valsa, negli anni, l’appellativo di Paese della Musica.
Il borgo come teatro naturale
Passeggiare nel centro storico durante il festival significa lasciarsi guidare da un itinerario fatto di suoni, luci e suggestioni. Non esiste una sola platea né un unico palco: è il borgo stesso a trasformarsi in uno spazio scenico, dove gli artisti dialogano con l’architettura e con l’atmosfera raccolta di uno dei centri più autentici del Sannio. È questa la filosofia che anima il progetto promosso dall’associazione Agorà APS, con il patrocinio del Comune di Molinara e la direzione artistica di Antonello Belmonte. L’idea è semplice quanto efficace: recuperare e rinnovare una tradizione musicale profondamente radicata nella comunità, aprendola ai linguaggi contemporanei e facendone uno strumento di valorizzazione del territorio. La crescita del festival racconta questa ambizione. Se la prima edizione aveva rappresentato una scommessa, quella del 2026 segna un deciso passo avanti: due giornate di programmazione, più luoghi coinvolti e una visione destinata ad ampliarsi ulteriormente negli anni.

“Campania Sounds”: il volto contemporaneo della musica campana
L’edizione di quest’anno ruota attorno al tema “Campania Sounds”, un filo rosso che unisce artisti provenienti da esperienze differenti ma accomunati dalla capacità di interpretare, ciascuno con il proprio linguaggio, la vitalità della scena musicale campana. Rock, sperimentazione elettronica, fusion, cantautorato e contaminazioni dialogano tra loro in un cartellone costruito non per rincorrere le mode, ma per offrire al pubblico un percorso musicale ricco di personalità. Ad aprire il festival, martedì 12 agosto alle 21, sarà il sannita Enzo Mirone, protagonista in via Piano Bello con la sua originale Operina elettro meccanica. Più che un concerto, una vera esperienza artistica in cui giocattoli sonori, registratori d’epoca, carillon, piccoli meccanismi e strumenti inconsueti prendono vita in una narrazione fatta di immagini, rumori e suggestioni visive. La stessa sera, alle 22, Vico Bastioni accoglierà Francesco Di Bella, storica voce dei 24 Grana, impegnato nell’Acqua Santa Summer Tour. Sul palco arriverà il repertorio del suo ultimo lavoro discografico, un album intenso e profondamente personale che riflette sul valore degli affetti, sulla fragilità dei rapporti umani e sulla forza dei sentimenti autentici.
Dal linguaggio della fusion al rock che racconta le periferie
Il 13 agosto il festival cambierà ancora volto. Alle 21, in Vico Santa Maria, salirà sul palco il Carlo e Antonio Duo, formazione sannita che affonda le proprie radici nella grande tradizione della fusion internazionale. Miles Davis, Jaco Pastorius, Joe Zawinul, Weather Report e Jeff Beck non sono semplici riferimenti stilistici, ma punti di partenza per una ricerca musicale che intreccia improvvisazione, tecnica e libertà espressiva. A chiudere la manifestazione saranno, alle 22 in Vico Bastioni, i napoletani ‘A67, una delle realtà più rappresentative della scena indipendente campana. Nel ventesimo anniversario del loro disco d’esordio, la band di Scampia porta a Molinara il tour dedicato ad “A camorra song’ io”, lavoro che negli anni è diventato simbolo di un modo diverso di raccontare le periferie. Funk, rock, blues e rap si fondono in un linguaggio diretto, capace di trasformare la musica in denuncia sociale ma anche in occasione di dialogo, inclusione e speranza.

Un festival che parla di futuro
La vera forza del Molinara Music Festival, però, va oltre il cartellone. La manifestazione nasce infatti con l’obiettivo di restituire centralità a un patrimonio culturale che appartiene all’intera comunità, facendo della musica uno strumento per raccontare il paese e attrarre nuovi visitatori. Non è un caso che gli spettacoli si svolgano tra le vie del centro storico: ogni concerto diventa un invito a rallentare il passo, ad alzare lo sguardo verso le antiche abitazioni in pietra, a riscoprire scorci spesso lontani dai tradizionali itinerari turistici. È un’idea di promozione che mette insieme cultura, paesaggio e identità, nella convinzione che gli eventi possano diventare occasioni concrete per far conoscere il volto più autentico del Sannio. Gli organizzatori guardano già avanti. L’obiettivo dichiarato è far crescere il festival, coinvolgere nuovi spazi del paese e ampliare la durata della manifestazione, consolidandone il ruolo nel panorama culturale regionale.
Due sere per innamorarsi di Molinara
Nel calendario dell’estate sannita il Molinara Music Festival si candida così a essere molto più di un appuntamento musicale. È un’esperienza che invita a vivere un borgo, ad ascoltarne le storie e a lasciarsi sorprendere dalla sua capacità di coniugare memoria e contemporaneità. Perché, quando la musica attraversa le strade di Molinara, non riempie soltanto le piazze. Riaccende una tradizione che continua a guardare avanti e offre ai visitatori un motivo in più per scoprire uno dei borghi più autentici e meno conosciuti del Sannio.

