L’olivicoltura del Sannio tra sfide globali e valorizzazione territoriale

L’olivo è, insieme alla vite, l’elemento identitario più riconoscibile del paesaggio agrario del Sannio. Nella provincia di Benevento la coltura convive da secoli con la viticoltura, disegnando un mosaico produttivo che oggi si trova a fare i conti con due processi paralleli: da un lato le tensioni globali che stanno ridisegnando gli equilibri del mercato mondiale dell’olio d’oliva, dall’altro l’esigenza di una più decisa valorizzazione delle produzioni locali, in un contesto regionale e nazionale che si appresta a ridefinire la propria strategia con il nuovo Piano Olivicolo Italiano 2026-2030.

Il quadro nazionale: i numeri della filiera olivicolo-olearia italiana

L’olio d’oliva incide per poco più del 3% sul valore della produzione agricola nazionale, per il 3% sul fatturato dell’industria alimentare e per il 3,6% sull’export agroalimentare complessivo. L’Italia resta un crocevia nevralgico del mercato mondiale: è il primo consumatore globale, il primo importatore (soprattutto di olio sfuso) e il secondo esportatore mondiale, principalmente di prodotto confezionato.

La campagna 2025/26 ha segnato un recupero produttivo importante, con 325.000 tonnellate stimate (+31% sulle 248.394 tonnellate del 2024/25), ma il dato nazionale nasconde una frattura geografica netta: il Sud Italia è cresciuto in media del 55%, trainato da Puglia, Calabria e Sicilia, mentre il Centro-Nord ha subito un calo medio del 51%, con Toscana e Lazio tra le regioni più penalizzate.

Indicatore2022202320242025Var. % 25/24
Aziende agricole (n.)619.378619.378619.378619.3780,0%
Superficie olivetata (ha)1.122.4561.118.0971.136.8981.089.617-4,2%
Superficie media (ha/azienda)1,81,81,81,8-4,2%
Frantoi attivi (n.)4.3524.3274.2404.305+1,5%
Imprese industriali (n.)2202202002000,0%
Produzione olio (t)240.922328.131248.394325.000+30,8%
Fatturato industria (mln €)3.8004.1805.8525.500-6,0%
Import (mln €)2.2202.4423.1102.599-16,5%
Export (mln €)1.8892.1653.0912.477-19,9%
Saldo commerciale (mln €)-331,4-277,5-18,9-121,6n.s.
Consumo pro capite (kg/anno)8,88,17,57,50,0%
Tab. 1 Principali numeri del settore olivicolo-oleario italiano, 2022-2025. Fonte: elaborazione ISMEA su dati Agea, Istat e Organismi di certificazione, riportata nel Piano Olivicolo Italiano 2026-2030 (MASAF).

Sul fronte internazionale, la produzione mondiale 2025/26 è stimata in 3,48 milioni di tonnellate (-2,6% sul 2024/25). La Spagna resta il primo produttore con circa 1,37 milioni di tonnellate, ma la Tunisia è in forte progressione (450.000 t, +32,4%). I prezzi alla produzione mostrano una dinamica anomala: mentre l’EVO spagnolo è sceso fino a 3,60 €/kg nel giugno 2025, quello italiano è rimasto stabilmente sopra i 9,00 €/kg per quasi tutto l’anno, sostenuto da giacenze iniziali contenute e da una percezione qualitativa superiore presso gli operatori.

Il Sannio beneventano: i numeri del territorio

I dati disponibili a livello provinciale non sono recenti e meno strutturati rispetto a quelli regionali e nazionali.

IndicatoreValoreFonte / anno
Superficie olivetata provinciale10.588 haDato regionale 2016
Aziende agricole con olivo16.622Dato regionale 2016
Dimensione media aziendale≈ 0,64 ha/aziendaElaborazione su dati regionali 2016
Frantoi operativi≈ 40Distretto del Cibo Sannio, 2021
Produzione (fonte SIAN)≈ 20.000 quintali (2.000 t)Distretto del Cibo Sannio, 2021
Organizzazioni di Produttori operative2 provinciali + 1 regionaleDistretto del Cibo Sannio, 2021
Aziende associate Assoc. Olivicoltori Sannitioltre 2.200AOS, dato corrente
Superficie rappresentata da AOS≈ 2.000 haAOS, dato corrente
Produzione olive rappresentata da AOS≈ 32.000 quintali (3.200 t)AOS, dato corrente
Produzione olio rappresentata da AOS≈ 3.000 quintali (300 t)AOS, dato corrente
Tab. 2 Il comparto olivicolo nella provincia di Benevento. Fonti: Scheda di individuazione del Distretto del Cibo del Sannio, Provincia di Benevento (2021); Associazione Olivicoltori Sanniti (AOS).                                                                                                           

Con tutti i limiti segnalati, il rapporto tra superficie olivetata e numero di aziende restituisce comunque un’indicazione robusta: una dimensione media aziendale nell’ordine di 0,6-0,7 ettari, sensibilmente inferiore alla già esigua media nazionale di 1,8 ettari, situazione che colloca il Sannio tra i territori a più elevata polverizzazione fondiaria dell’olivicoltura italiana.

Sul piano varietale, la cultivar di riferimento è l’Ortice, che nel disciplinare del prodotto tradizionale campano PAT “Olio Extravergine di Oliva Colline Beneventane” deve rappresentare almeno il 60% della composizione, insieme a varietà secondarie come Racioppella, Ortolana, Frantoio, Leccino e Moraiolo. La zona di produzione individuata dal disciplinare comprende 52 comuni della provincia, dalle colline del Tammaro e del Fortore, attraverso la Piana del Calore, fino ai primi contrafforti del Taburno e del Partenio. Si tratta, tuttavia, di un Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT) della Regione Campania, non di una Denominazione di Origine Protetta riconosciuta a livello europeo: una distinzione sostanziale, perché comporta un livello di tutela e di riconoscibilità commerciale nettamente inferiore rispetto a una DOP. Abbiamo ancora come PAT l’olio extravergine di oliva Ortice di Pontelandolfo, zona di produzione Alto Tammaro, territori di Pontelandolfo/Casalduni/San Lupo, e l’olio extravergine di Oliva Sannio Caudino Telesino che interessa 35 comuni, tutti in provincia di Benevento, collocati sulle dolci colline della Valle Telesina, della Valle Caudina e del Monte Taburno, e che ha come base varietale, la cultivar ortolana (detta “melella” proprio per le note aromatiche che induce nell’olio).

Analisi SWOT dell’olivicoltura beneventana

PUNTI DI FORZAPUNTI DI DEBOLEZZA
•  Cultivar autoctone di pregio (Ortice in prevalenza e ortolana ) alla base del PAT “Colline Beneventane” •  Ampia base produttiva diffusa: oltre 16.000 aziende agricole coinvolte (dato 2016) •  Rete organizzata già esistente: 2 OP provinciali, 1 OP regionale, Associazione Olivicoltori Sanniti (oltre 2.200 aziende associate) •  Copertura del territorio dall’Olio Campania IGP •  Sinergie potenziali con il consolidato turismo enogastronomico legato al Sannio•  Unica provincia campana priva di una DOP olio propria (a differenza di Salerno, Avellino, Napoli e Caserta) •  Frammentazione fondiaria estrema: dimensione media aziendale stimabile in 0,6-0,7 ha, inferiore alla media nazionale (1,8 ha) •  Dati statistici provinciali datati (2016) e forte divergenza tra fonti ufficiali e stime degli operatori •  Circa 40 frantoi di piccola dimensione, verosimilmente sottoutilizzati per gran parte dell’anno •  Scarso ricambio generazionale e difficoltà di accesso al credito, comuni all’olivicoltura marginale del Mezzogiorno interno
OPPORTUNITÀMINACCE
•  Percorso di valorizzazione dei PAT  verso un eventuale riconoscimento DOP, anche tramite le linee del Piano Olivicolo sulle IG •  Fondi del Piano 2026-2030 per rinnovo impianti, infittimento e irrigazione, rilevanti per un patrimonio olivicolo diffusamente invecchiato •  Sviluppo dell’oleoturismo integrato con l’enoturismo sannita, in linea con gli itinerari tematici previsti dal Piano nazionale •  Rafforzamento di OP e AOS come piattaforma di aggregazione, coerente con l’obiettivo nazionale di concentrare il 50% della produzione in OP/AOP •  Formazione di manodopera specializzata prevista dal Piano, utile in un contesto di scarso ricambio generazionale•  Prossimità geografica ad aree già colpite da Xylella fastidiosa (Puglia, Basilicata, Molise, Calabria), indicate dal Piano come fronte di possibile espansione settentrionale •  Modello nazionale di incremento produttivo orientato a impianti intensivi/superintensivi meccanizzabili, meno adatto al territorio collinare e frammentato del Sannio •  Crisi di mercato in atto nell’estate 2026 (giacenze elevate, prezzi compressi, difficoltà di credito per i frantoi), per ora concentrata in Puglia e Calabria ma con rischio di propagazione •  Rischio di marginalizzazione nella ripartizione dei fondi nazionali.
Tab. 3  SWOT dell’olivicoltura della provincia di Benevento (Sannio). Elaborazione su dati Piano Olivicolo Italiano 2026-2030, Distretto del Cibo Sannio, Associazione Olivicoltori Sanniti, Regione Campania.

Il Piano Olivicolo Italiano 2026-2030: prospettive e ricadute per l’olivicoltura beneventana

Il Piano Olivicolo Italiano 2026-2030, elaborato dalla Direzione Generale per la Promozione della Qualità Agroalimentare del MASAF e informato alla Conferenza Stato-Regioni l’8 giugno 2026, individua cinque ambiti strategici: concorrenza, qualità, governance, consumi, territorio, e dieci priorità operative, dall’aumento del 25% della produzione nazionale di EVO al rafforzamento delle Organizzazioni di Produttori, dalla lotta alla Xylella fastidiosa alla tracciabilità, fino alla campagna di promozione “L’Oro Verde d’Italia”.

Prospettive favorevoli

L’obiettivo cardine del Piano, ncrementare del 25% la produzione nazionale di EVO attraverso 45.000 ettari di nuovi impianti e 25.000 ettari di reimpianto e infittimento in aree vocate, con un cofinanziamento pubblico fino al 60%, rappresenta un’opportunità concreta per un territorio il cui patrimonio olivicolo, a livello regionale, risulta invecchiato per il 61% oltre i cinquant’anni. Le medesime risorse per gli invasi aziendali e la semplificazione delle relative procedure autorizzative rispondono a un’esigenza reale nelle aree collinari sannite, storicamente prive di sistemi di irrigazione strutturati.

Le misure per la riduzione dei costi di produzione, formazione di circa 4.500 operai specializzati, introduzione di sistemi di precision farming (DSS) e valorizzazione dei sottoprodotti della molitura, sono coerenti con le debolezze strutturali del Sannio: costi unitari elevati, frammentazione produttiva, gestione ancora poco professionalizzata di una parte consistente degli oliveti.

Sul fronte dell’aggregazione, l’obiettivo nazionale di concentrare almeno il 50% della produzione in OP e AOP, sostenuto da un contributo in conto interessi per l’acquisto e lo stoccaggio del prodotto, trova nel Sannio un tessuto associativo già esistente su cui innestarsi: le due OP provinciali, l’OP regionale e l’Associazione Olivicoltori Sanniti, che riunisce oltre 2.200 aziende. Le linee di intervento sugli oli di qualità (IG), inoltre, offrono per la prima volta una cornice nazionale entro cui inquadrare un eventuale percorso di riconoscimento DOP per il PAT Colline Beneventane, colmando un vuoto che oggi distingue Benevento dalle altre quattro province campane.

Infine, la campagna di promozione ed educazione “L’Oro Verde d’Italia”, con i suoi assi su oleoturismo, ristorazione ed educazione alimentare, si presta a un’integrazione naturale con l’offerta enoturistica già strutturata del territorio sannita, in una logica di sistema tra olio e vino coerente con le migliori pratiche di distretto agroalimentare.

Criticità e aspetti da monitorare

Il quadro non è privo di criticità. La maggior parte dei fondi complessivamente destinati al comparto olivicolo nazionale, risulterebbe assorbita dall’emergenza fitosanitaria pugliese legata alla Xylella fastidiosa, lasciando risorse più contenute per interventi strutturali di lungo periodo in regioni come la Campania.

Un secondo elemento di attenzione riguarda il modello agronomico implicito nell’obiettivo di incremento produttivo: il Piano orienta buona parte delle nuove risorse verso impianti con densità di almeno 300 piante per ettaro, su terreni pianeggianti o a leggero declivio compatibili con la meccanizzazione e l’irrigazione. È un profilo distante dall’olivicoltura collinare, frammentata e in parte non professionale che caratterizza ampi tratti del territorio beneventano, con il rischio concreto che gli incentivi premino in via preferenziale altre aree del Mezzogiorno più pianeggianti, a meno che le aziende sannite non riescano ad aggregarsi per accedere efficacemente alle misure.

Va inoltre considerato che la crisi di mercato che riguarda nell’immediato Puglia e Calabria, le uniche regioni ad aver richiesto formalmente lo stato di crisi. Nulla esclude, tuttavia, che le medesime tensioni di liquidità possano interessare, con un effetto ritardato, anche i circa 40 frantoi di piccola dimensione della provincia di Benevento, la cui fragilità strutturale è coerente con quella segnalata a livello nazionale per l’intero comparto della trasformazione. Il Piano, i cui effetti attesi sono proiettati su un orizzonte di 6-10 anni, non offre per costruzione una risposta a questo tipo di urgenza di breve periodo.

Infine, il target di concentrazione dell’offerta tramite OP richiede una capacità organizzativa e patrimoniale che aziende di dimensione media inferiore all’ettaro, come quelle prevalenti nel Sannio secondo i dati disponibili, potrebbero faticare a esprimere senza un investimento mirato in servizi di accompagnamento, assistenza tecnica e capitalizzazione delle organizzazioni esistenti.

Il problema frammentazione

L’olivicoltura beneventana si presenta come un comparto radicato, diffuso e identitario, ma penalizzato da una frammentazione fondiaria tra le più marcate del panorama nazionale, da una carenza di rilevazioni statistiche aggiornate e dall’assenza di una denominazione di origine protetta propria, unica tra le province campane. Il Piano Olivicolo Italiano 2026-2030 mette a disposizione strumenti, dal sostegno al rinnovamento degli impianti al rafforzamento delle Organizzazioni di Produttori, dalla valorizzazione delle indicazioni geografiche alla promozione integrata con l’oleoturismo, potenzialmente rilevanti per il territorio, a condizione che gli attori locali riescano a fare massa critica nell’accesso alle risorse e nella costruzione di un percorso di valorizzazione dei PAT verso il riconoscimento DOP. Resta un punto di attenzione strategico da monitorare nei prossimi mesi: l’effettiva ripartizione territoriale dei fondi del Piano, sulla concentrazione delle risorse verso l’emergenza fitosanitaria pugliese.

L’autore

Nicola Matarazzo, Laurea Magistrale in Economia presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, project manager e consulente di direzione, coach e formatore. Ha maturato competenze in economia e legislazione del settore agroalimentare, redatto disciplinari di produzione a DO e IG, iscritto nell’ Elenco dei Tecnici e Esperti degustatori dei vini a Denominazione di Origine della Campania. Docente del Master of Food di Slow Food Italia, sommelier professionista e relatore in analisi sensoriale, enografia e legislazione vitivinicola presso l’Associazione Italiana Sommelier, sono stato responsabile regionale della Didattica e delle strategie di comunicazione ed editoriali presso l’Associazione Sommelier Campania, è stato anche responsabile regionale dei Mercati della Terra presso Slow Food Campania. Consulente in strategie di direzione per enti, imprese e consorzi di tutela (Sannio Consorzio Tutela Vini di Benevento, Vesuvio Consorzio Tutela Vini di Napoli, Consorzio Tutela Vini di Caserta) è uno dei venti componenti del gruppo tecnico dei direttori presso FEDERDOC