Terrae Laboriae: quel vino in anfora che guarda alla Georgia e riscopre l’identità del territorio

Nel Beneventano, nel Sannio Telesino, l’azienda Terrae Laboriae ha scelto una strada sicuramente insolita e decisamente poco battuta per produrre e proporre i propri vini: recuperare l’antica tecnica georgiana dei Qvevri per valorizzare i vitigni autoctoni del Sannio. Un progetto che unisce ricerca, sostenibilità e rispetto dell’identità territoriale.

Ci sono territori che custodiscono una vocazione naturale per il vino e ci sono produttori che scelgono di interpretarla seguendo percorsi fuori dagli schemi. Terrae Laboriae appartiene a questa seconda categoria. Nata a San Lorenzo Maggiore, l’azienda rappresenta un interessante esempio di come innovazione e tradizione possano convivere attraverso il recupero di pratiche enologiche antichissime. Al centro della filosofia produttiva ci sono infatti i Qvevri, le grandi anfore in terracotta utilizzate da millenni in Georgia per la fermentazione, l’affinamento e la conservazione del vino. Un approccio che non nasce da una moda passeggera, ma dalla volontà di riscoprire un metodo capace di esaltare l’identità dell’uva e del territorio senza sovrastrutture.

Dalla Georgia al Sannio: una visione condivisa

Il progetto prende forma grazie ad Antonio Sauchella e Angelo Iannotti, entrambi sommelier e profondi conoscitori del mondo del vino. Dall’incontro tra l’esperienza agricola di Iannotti e la passione di Sauchella per le culture enologiche internazionali è nata l’idea di trasferire nel Sannio una delle tradizioni vitivinicole più antiche del mondo. La scelta dei Qvevri rappresenta il cuore di questa visione. Interrate nel terreno, le anfore consentono una naturale stabilità termica e una lenta micro-ossigenazione che accompagna il vino durante tutte le fasi della sua evoluzione. Diversamente dal legno, la terracotta non cede aromi estranei al vino, permettendo così una lettura più autentica delle caratteristiche varietali e del terroir.

Una viticoltura che segue i ritmi della natura

La filosofia aziendale si fonda su un approccio artigianale e rispettoso dell’ambiente. Nei vigneti si privilegiano pratiche agricole a basso impatto, mentre la raccolta delle uve viene effettuata esclusivamente a mano, selezionando accuratamente i grappoli destinati alla vinificazione. In cantina il principio è quello del minimo intervento. Le fermentazioni avvengono spontaneamente grazie ai lieviti indigeni presenti sulle bucce e nell’ambiente di lavorazione. Non vengono effettuate chiarifiche invasive, né filtrazioni spinte e l’impiego di solfiti è ridotto al minimo indispensabile.Una scelta che richiede attenzione e competenza, ma che consente di ottenere vini capaci di raccontare fedelmente l’annata, il vigneto e il territorio da cui provengono. Vini complessi, con colori che virano verso toni ambrati, profumi pervasi da una nota ossidativa e un approccio gustativo fresco, intenso e di lunga persistenza.

Una gamma di vini che racconta l’identità delle uve

Ogni etichetta di Terrae Laboriae, pertanto, nasce con l’obiettivo di valorizzare le caratteristiche originarie dei vitigni. Tra le produzioni più rappresentative emerge Tetri, Falanghina in purezza vinificata e affinata in Qvevri, infatti il nome ricorda la parola georgiana “bianco”. Il vigneto si trova a 400 metri di altitudine a San Lorenzo maggiore. Terreno argilloso e calcareo, molto esposto al vento mediterraneo ed al sole. Dopo una breve macerazione sulle bucce e dodici mesi in anfora di terracotta della capacità di 1.000 litri, senza additivi, il vino viene imbottigliato senza alcuna chiarifica o filtraggio. È un vino fresco e fruttato, con esplosione di aromi di limone, pesca, miele, uniti a fiori di agrumi e fiori bianchi. È secco, con un’elevata acidità e una buona persistenza.

Più strutturato e complesso è Sferi, orange wine ottenuto da Falanghina attraverso una macerazione prolungata di almeno quattro settimane. Il nome ricorda la parola georgiana “arancio”. Un vino che interpreta in maniera contemporanea una pratica antica, regalando una esplosione di aromi di arancia, pesca, miele, uniti a fiori di agrumi e fiori bianchi. È secco, di elevata acidità e tannico, con una bella persistenza.

Sul versante dei rossi, Teli rappresenta una delle espressioni più interessanti della Camaiola sannita. Il nome ricorda la parola georgiana “rosso”. Le uve Camaiola sono selezionate, raccolte manualmente e pressate dolcemente. Il contatto con le bucce è minimo. Fermentato spontaneamente e affinato per un anno in anfora, dopo 12 mesi viene imbottigliato senza alcun affinamento o filtraggio, davvero naturale. Vino rosso rubino intenso con evidenti riflessi violacei. Al naso è ricco di frutta rossa matura, bacche del sottobosco e rose, con note vegetali, per un finale pieno, intenso, morbido, leggermente tannico e ricco di frutta.

Completano la gamma: Okron Malvasia IGP Benevento, deriva dalla traduzione della parola georgiana “ORO”, a testimoniare il colore e l’importanza di questo vino, ottenuto da Malvasia di Candia Aromatica. È un vino aromatico, con un esplosione di frutti tropicali, ananas, pesca, miele, uniti a fiori di agrumi e fiori bianchi. È secco, di elevata acidità, con una lunga persistenza.
Nari Campania IGP, blend di Falanghina, Malvasia e Trebbiano. Il nome deriva dalla traduzione della parola georgiana “arancio” a testimoniare l’identità orange di questo vino. È un vino orange aromatico, con un esplosione di frutti tropicali, ananas, pesca, miele, uniti a fiori di agrumi e fiori bianchi. È secco, rotondo, buona acidità, con una lunga persistenza.
Vardi, Campania IGP rosato da Aglianico e Piedirosso. Il nome deriva dalla traduzione della parola georgiana “rosa” a testimoniare l’identità rosata di questo vino. È un vino rosato fresco e fruttato, al naso è ricco di frutta rossa, ciliegia, fragola e lampone. Succoso, equilibrato con finale piuttosto lungo. Produzioni limitate che condividono la stessa filosofia produttiva e la volontà di raccontare il territorio senza artifici.

Il vino come espressione artistica

L’identità di Terrae Laboriae non si limita all’aspetto produttivo. L’azienda interpreta il vino come una forma d’arte e affida le proprie etichette ad artisti provenienti da diversi Paesi. Simbolo del marchio è “Gordito”, personaggio creato dall’artista cubano Juan Carlos Polo Chaviano, rappresentato mentre brinda alla vita con un calice in mano. Un’immagine che sintetizza la volontà di coniugare cultura, convivialità e creatività.

Oltre la produzione: una scelta culturale

Definire Terrae Laboriae semplicemente una cantina sarebbe riduttivo. Il progetto rappresenta infatti una riflessione più ampia sul modo di fare vino oggi. In un mercato spesso orientato all’omologazione stilistica, l’azienda sannita sceglie di valorizzare la diversità, il carattere delle singole annate e la ricchezza dei vitigni autoctoni. L’anfora diventa così non soltanto uno strumento produttivo, ma il simbolo di un ritorno alle origini e di una ricerca costante dell’autenticità. Tra le colline del Beneventano, il dialogo tra una tradizione millenaria proveniente dal Caucaso e il patrimonio viticolo campano continua così a generare vini che parlano una lingua universale: quella del territorio, del tempo e della memoria.