Nei giorni scorsi si è chiuso Vitigno Italia, la manifestazione tenutasi alla Stazione Marittima di Napoli, un confronto tra enologi, agronomi e sommelier che ha evidenziato la centralità dei vitigni autoctoni come pilastro di resilienza economica e culturale.
Nel giorno della chiusura della ventesima edizione di Vitigno Italia, si è registrata un’affluenza record e un livello di dibattito tecnico di assoluto rilievo. Tra i banchi d’assaggio e i moli del porto borbonico, l’evento ha celebrato vent’anni di storia trasformandosi in una sorta di “Stati Generali” del vino italiano. Qui, l’intera filiera si è ritrovata a confronto: l’incontro diretto e il dialogo sinergico tra enologi, tecnici agrari e sommelier hanno evidenziato la necessità di una visione condivisa in un momento storico particolarmente complesso per il comparto vitivinicolo mondiale.

Il mercato internazionale del vino si trova oggi a un bivio, stretto tra il calo globale dei consumi, gli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico in vigna e la trasformazione delle sensibilità dei mercati esteri. In questo scenario, il messaggio emerso dal capoluogo campano appare chiaro: la risposta italiana non risiede nell’omologazione, bensì nella valorizzazione della propria biodiversità. Il patrimonio dei vitigni autoctoni non rappresenta più soltanto una peculiarità identitaria, ma una leva economica e produttiva fondamentale per affrontare le sfide del mercato contemporaneo.
Nel corso dei confronti tecnici tra i professionisti del settore è emersa con forza la necessità di integrare le competenze. Da un lato, il lavoro sinergico tra agronomi ed enologi si conferma essenziale per adattare la gestione del suolo e della vite alle anomalie climatiche, preservando l’identità del vino senza snaturarla. Dall’altro, sommelier e comunicatori hanno il compito strategico di tradurre questo impegno tecnico e scientifico in un racconto culturale accessibile ed efficace, capace di intercettare buyer internazionali e nuove generazioni di consumatori.
Vent’anni fa, Vitigno Italia nasceva con l’intuizione di dare voce ai territori. Oggi, quel modello si conferma più attuale che mai: fare sistema, tutelare l’autenticità territoriale ed elevare la competenza tecnica rappresentano gli strumenti fondamentali per ridefinire e rafforzare la leadership del vino italiano nel mondo.
di Saverio Tassone, Sommelier AIS

