C’è un vino che per decenni ha convissuto con un equivoco tanto diffuso quanto difficile da superare. Per molti era la Barbera del Sannio, ma quel nome, inevitabilmente, rimandava a territori e tradizioni completamente diversi. Recuperando negli anni scorsi la denominazione storica di Camaiola, questo vitigno autoctono beneventano ha finalmente conquistato una propria identità, libera da confronti impropri e più vicina alla sua autentica storia.
Le sue origini restano in parte avvolte nel mistero, ma una cosa è certa: la Camaiola non ha legami genetici con la celebre Barbera piemontese. La somiglianza tra i grappoli – con forma conica-piramidale e acini rotondi con buccia sottilissima e delicata, leggermente appiattiti – aveva indotto, nella seconda metà dell’Ottocento, a battezzarla con quel nome, generando però una confusione che ha accompagnato per lungo tempo produttori e appassionati. Per anni quest’uva è stata impiegata soprattutto per conferire colore e vivacità aromatica ad altri vini. L’elevata concentrazione di antociani e il corredo olfattivo ricco di richiami floreali e fruttati ne facevano infatti una preziosa alleata nei tagli. Inoltre, la particolare delicatezza della buccia rendeva difficile il trasporto delle uve, favorendo una trasformazione quasi esclusivamente locale.
Castelvenere e i suoi vignaioli
Il cuore pulsante della sua coltivazione è Castelvenere, il piccolo centro della Valle Telesina che vanta una straordinaria vocazione viticola e una delle più alte densità di vigneto della Campania. Qui, grazie alla determinazione di numerose aziende e alla tenacia dei viticoltori locali, e ad un grande esperto e cultore storico del patrimonio storico dell’enogastronomia come il giornalista Pasquale Carlo, un patrimonio che aveva rischiato di scomparire è stato salvaguardato e valorizzato. La riscoperta della Camaiola coincide con una fase di profondo cambiamento nel gusto dei consumatori. Sempre più appassionati ricercano vini meno estratti e più immediati, capaci di accompagnare una cucina contemporanea che guarda alla leggerezza e alla tradizione mediterranea. In questo contesto, il rosso sannita si inserisce con naturalezza. Nel calice si presenta con una tonalità rubino intensa e vivace, attraversata da riflessi violacei.
Il profilo aromatico alterna note di piccoli frutti rossi e fiori a sfumature erbacee e richiami al sottobosco. Al palato colpisce per la freschezza, la bevibilità e una trama gustativa agile, sostenuta da una speziatura discreta e da un’acidità mai invadente. È un vino conviviale, pensato per la tavola e capace di dialogare con i piatti più rappresentativi della tradizione sannita, fatta di sapori decisi ma equilibrati. La sua cifra stilistica, lontana da eccessi di struttura e gradazioni elevate, lo rende particolarmente attuale.Il ritorno al nome Camaiola non è stato soltanto un adeguamento anagrafico, ma un vero atto di riconoscimento culturale. Significa restituire dignità e visibilità a una varietà che racconta un territorio preciso e il lavoro di generazioni di vignaioli. Una storia autentica, custodita tra le colline del Beneventano, che oggi trova finalmente una voce chiara e distintiva nel panorama del vino italiano.

Il Grotta di Futa 2018 dell’Antica Masseria ‘A Canc’llera
Tra le interpretazioni più convincenti della Camaiola sannita merita attenzione il Grotta di Futa di Antica Masseria ’A Canc’llera, nella circostazna degustata nella sua annata 2018. Una etichetta che racconta con schiettezza il carattere di questo vitigno e il legame profondo con la Valle Telesina. La denominazione in etichetta riporta ancora la dicitura Barbera del Sannio Dop, testimonianza di un passaggio storico che accompagna l’evoluzione identitaria della varietà, ma nel bicchiere c’è un’espressione in purezza di Camaiola, affinata esclusivamente in acciaio per circa dodici mesi.
La cantina di San Lorenzello è guidata dai fratelli Giuseppe e Imma Lavorgna, custodi di una tradizione familiare che affonda le radici nella vocazione agricola del territorio. Tra i rilievi che conducono verso Cerreto Sannita, lungo gli antichi percorsi della transumanza, i vigneti occupano poco più di quattro ettari e sono coltivati con un approccio fortemente artigianale, nel rispetto degli equilibri naturali e della biodiversità che caratterizza l’azienda. Accanto alla vite trovano infatti spazio orti e alberi da frutto, in un mosaico agricolo che restituisce l’immagine di una campagna ancora autentica.
Grotta di Futa 2018 si è presentato con una tonalità rubino intensa e luminosa, segno distintivo della ricchezza cromatica tipica della varietà. Il quadro olfattivo è immediato e nitido: amarena matura, prugna e piccoli frutti di bosco compongono un profilo fragrante, accompagnato da delicate sensazioni floreali e da richiami vegetali eleganti. Sullo sfondo sono emersi lievi sfumature speziate che completavano il ventaglio aromatico senza sovrastarlo. L’assaggio ha confermato la vocazione conviviale del vino. La trama è morbida e scorrevole, sostenuta da una piacevole freschezza che rende il sorso dinamico e particolarmente appagante. La componente fruttata accompagna una progressione equilibrata e persistente. È un rosso che privilegia la bevibilità senza rinunciare alla personalità, capace di esprimere una tipicità riconoscibile e sincera.
A tavola dimostra una versatilità sorprendente. Naturalmente si sposa con i piatti più rappresentativi della tradizione contadina del Sannio, ma la sua agilità gustativa consente accostamenti meno convenzionali. Dalle paste al forno delle classiche giornate all’aria aperta proprio come nella circostanza in cui è stata degustata, fino alle carni bianche e a preparazioni di mare dal gusto intenso, riesce a mantenere sempre equilibrio e piacevolezza, confermandosi uno dei vini più rappresentativi della produzione di Antica Masseria ’A Canc’llera e una delle espressioni più autentiche della rinascita della Camaiola.
Antica Masseria ‘A Canc’llera
San Lorenzello (Bn) – Via Tratturo Regio, 18
Enologo: Giuseppe Lavorgna
Ettari vitati: 4 – Bottiglie prodotte: 10.000
Cell. 348 4534128 – 380 4682849
info@acanc’llera.com – www.acanc’llera.com

