Si ritrovò circondata da un fiume persone. Era un giorno di festa, tutti si riversarono nelle strade mascherati, chi da centurione, chi da ancella, chi da divinità celeste. Il vociare fitto e le risate e il correre in una direzione e poi nell’altra, l’avevano disorientata. Si sentì sola nel rumore del mondo che brulicava di vita. Non sapeva dove andare, cercò un posto ai margini della strada in cui ripararsi dalla folla. Quasi stava per cadere nel punto in cui l’asfalto finiva e il terreno si faceva molle e scivoloso.
Una mano forte l’afferrò e la tiró a sé.
“Vieni con me” disse quell’uomo alto e possente il cui torso era coperto da uno scudo pesante.
“Ma…cosa? Perché?”, chiese Rossana perplessa.
“Ho bisogno di te” le rispose con voce ferma.
In un salto fu sulla pedana che la condusse sul calesse. Era guidato da cavalli bianchi alati, rivestito di morbido velluto color rosso porpora.
Sentì che le gambe le tremarono per la paura di affrontare il vuoto.
“Ma io non posso stare qui, fatemi scendere”
“Non aver paura, vieni con me”
La navicella era affollata di persone, si staccò da terra e iniziò ad alzarsi nel cielo terso.
Rossana respirò profondamente pensando “ecco, adesso muoio”.
Ma non ebbe il vuoto allo stomaco che le accartocciava le viscere ogni volta che affrontava altezze a lei inusuali.
Al contrario, si sentì libera e leggera.
Chiuse gli occhi per non guardare verso il basso, non voleva vedere quanto in alto era salita.
Respirò ancora profondamente e d’un tratto sentì che stavano scendendo.
Atterrò in una piscina d’acqua calda, vi si immerse fino al collo, il tepore le strinse le ossa e tutti i muscoli del corpo provocandole una sensazione di benessere diffuso.
Era circondata di persone di cui non sapeva nulla eppure adesso non si sentiva a disagio e neppure sola.
“Facciamo un gioco” esclamò l’uomo forzuto che l’aveva condotta fin lì. Davanti a loro una schiera di tavoli con lunghe candide tovaglie su cui erano sistemati calici brillanti e cestelli a vino.
“Qui ci sono delle bottiglie che aspettano di essere aperte. Stappatele con cura, inclinatele nel giusto modo e versatene lentamente il contenuto nei bicchieri”.
A Rossana brillarono gli occhi per la felicità.
“È una delle cose che più amo fare” disse sorridendo di un sorriso sincero.
“Ecco, vedi? Quando ti ho detto che avevo bisogno di te, una ragione c’era…”.
I precedenti racconti
L’autrice
Nicla Galasso, nasce a Ceppaloni, un piccolo borgo a metà strada tra il Sannio e l’Irpinia. Si laurea in Biotecnologie e, per caso o per fatalità, non si sposta dai propri luoghi se non per un breve lasso di tempo. Diventa Sommelier e la sua passione la porta a conoscere produttori e prodotti di qualsiasi origine e provenienza. Collabora a guide di vini e quando è ispirata ama scrivere racconti, versi, parole stese o contratte.
“Soli si può star bene ma da soli non si va da nessun parte”: l’insegnamento più importante che ha ricavato dalla vita.

